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Ucraina, Meloni alla Camera: “Trump leader forte, non vedremo scene di debolezza”

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(Adnkronos) – La premier Giorgia Meloni oggi alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. “Ieri – ha detto parlando di Ucraina – c’è stata una lunga conversazione tra Trump e Putin da quello che apprendiamo finora c’è una ipotesi di cessate il fuoco parziale limitato a infrastrutture strategiche, è un primissimo spiraglio nel senso di quanto concordato a monte tra Trump e Zelensky”.  

“Sosteniamo gli sforzi di Trump, è un leader forte e autorevole che può imporre le condizioni per una pace giusta e duratura – ha ribadito – . Credo non vedremo le scene di debolezza occidentale che abbiamo visto in Afghanistan, la questione si gioca sulle garanzie di sicurezza” con queste “vedremo se quello di Mosca è un bluff. Noi dobbiamo fare le nostre proposte”. 

“Non sono stata un oppositore facile ma rimane alla storia che quando c’è stata l’invasione russa dell’Ucraina la prima cosa che ho fatto è stata chiamare l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi per assicurare il sostegno di Fratelli d’Italia. E Mario Draghi potè andare al Consiglio europeo con una posizione chiara dell’Italia grazie alla risoluzione che aveva presentato Fratelli d’Italia, c’era stata molta difficoltà per la maggioranza a mettere insieme le posizioni”, ha spiegato nella replica. 

“Sull’Ucraina non ho mia usato la parola vittoria, ho sempre detto che quello che dovevamo fare era garantire la deterrenza necessaria ad arrivare alla pace”, ha quindi aggiunto la premier. 

“L’Italia non intende distogliere un euro dai fondi di coesione sul tema della Difesa, lo possiamo votare assieme”, ha poi spiegato nella sua replica, rivolgendosi al Pd. E ancora: “Avrei ascoltato volentieri proposte dal M5s in tempi così difficili, anche stavolta ho sentito improperi, insulti. Cosa volete che vi dica? Mi spiace per voi che non avete proposte da fare. Capisco che, quando eravate al governo, l’Italia aveva dei problemi. Non ho tempo per la vostra lotta nel fango, gli italiani valuteranno come comportarsi e la discrasia che esiste tra le posizioni che tenete dall’opposizione e quelle che avevate quando eravate al governo”. 

“I dazi per noi sono un problema, non c’è dubbio. Siamo una nazione esportatrice, la quarta al mondo. Il tema che cerco di porre è quale sia la reazione migliore, non ho certezze. Abbiamo un surplus commerciale con gli Stati Uniti nei beni e gli Stati Uniti nei nostri confronti nei servizi. Questo si deve tenere in considerazione per una soluzione che eviti una guerra commerciale. Bisogna fare attenzione a non trovare soluzioni che possono penalizzarci ancora di più”, ha detto ancora Giorgia Meloni in aula alla Camera. 

“La Ue si deve occupare meglio di meno cose” perché “la volontà di regolamentare tutto ci ha impedito di affrontare” le cose importanti, serve infatti un’Europa più efficace nel dare risposte”, le parole sull’Europa nelle repliche. 

“Penso che questa volontà di regolamentare tutto, di occuparsi di tutto, alla fine ci abbia impedito di occuparci delle questioni fondamentali, sulle quali oggi, come si vede, si sta correndo ai ripari”, continua. “Ma se si fosse fatto prima, probabilmente noi oggi avremmo degli Stati nazionali più forti, che riescono a difendere meglio il loro valore aggiunto e un’Europa molto più efficace nelle risposte che deve dare rispetto ai tanti grandi competitor che ha oggi nel mondo, quindi il tema non è un tema che si taglia con l’accetta per come la vedo io, è un tema sul quale si deve partire, da quali sono le grandi materie sulle quali gli Stati nazionali da soli non possono fare la differenza e invece la può fare la costruzione europea”, conclude sul tema. 

Sul fronte migranti, ricorda la premier, “quando entri illegalmente già non le hai rispettate le nostre regole e difficilmente possiamo spiegare a queste persone che entrano illegalmente in Italia che vogliamo che vengano rispettate le nostre regole quando addirittura siamo chiamati a risarcire chi entra illegalmente in Italia”.  

Meno affollati questa mattina i banchi del governo alla Camera, rispetto a quanto visto ieri in Senat. Accanto alla presidente del Consiglio, alla sua destra, il ministro per la Difesa Guido Crosetto, mentre resta vuota la sedia alla sua sinistra. A seguire i ministri Schillaci e Pichetto Fratin. Sugli scranni del governo anche il titolare della Giustizia, Carlo Nordio e quello dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Presente anche il sottosegretario Alfredo Mantovano. A un’ora dall’inizio della seduta nessun ministro leghista è stato avvistato in Aula, poi intorno alle 10.30 è arrivato il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.  

L’assenza dei ministri di Salvini, impegnato all’estero, era stata stigmatizzata nel suo intervento dal deputato di Italia Viva, Davide Faraone, con risposta del leghista Stefano Candiani, che ha replicato “abbiamo una sola risoluzione di maggioranza condivisa e l’opposizione ne ha cinque tutte diverse, quindi respingiamo la narrazione delle divisioni nella maggioranza e anche quella delle assenze e delle presenze”. 

Sì al rafforzamento della difesa, ma senza toccare i fondi di coesione; no all’invio di truppe italiane in Ucraina, tema che “non è mai stato all’ordine del giorno”, come pure l’esercito comune europeo; Europa e Usa devono restare uniti, perché è “inimmaginabile” costruire delle “efficaci garanzie di sicurezza” dividendo le due sponde dell’Atlantico; e sui dazi, bisogna evitare “rappresaglie” e trovare “soluzioni di buonsenso” provando a scongiurare una guerra commerciale con Donald Trump. Davanti alla platea di Palazzo Madama, ieri la premier ha già tracciato la linea che il governo italiano porterà al tavolo del Consiglio europeo di Bruxelles, dove si parlerà di Ucraina e del maxi-piano di riarmo targato Ursula von der Leyen. Una posizione, quella dell’esecutivo, sintetizzata nella risoluzione in 12 punti della maggioranza, frutto di un paziente lavoro di mediazione che ha visto protagonista il ministro degli Affari Ue Tommaso Foti, oltre ai capigruppo del centrodestra. 

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