“Il ministero ha avviato una nuova istruttoria e nel luglio 2026 è arrivata una nuova bozza. Ci viene detto che le tariffe sono state aumentate. Guardiamo allora i numeri: su 2.040 tariffe analizzate da UAP, 1.591 – il 78% – non aumentano affatto. Ne vengono aumentate 448. Ma 156 di queste aumentano meno dell’inflazione maturata dal novembre 2024. Il risultato è che per 1.748 prestazioni su 2.040 – l’85,7% – la tariffa proposta nel luglio 2026 è inferiore persino al valore che avrebbe avuto la corrispondente tariffa del novembre 2024 applicando la sola rivalutazione monetaria ISTAT. Perciò la rappresentazione secondo cui il problema sarebbe stato risolto perché ‘le tariffe sono aumentate’ non regge alla prova dei numeri”. È quanto ha denunciato oggi – per voce della sua presidente Maria Stella Giorlandino – la UAP, l’Unione nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (che rappresenta circa 27mila strutture della sanità privata accreditata) nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma contro il nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale e della protesica. L’incontro, moderato da Maria Grazia Cucinotta, si è tenuto al CEOforLIFE Clubhouse di Piazza Monte Citorio.
SANITÀ PRIVATA E SSN
“Il privato accreditato è parte della rete del Servizio sanitario nazionale: integra il pubblico, non lo sostituisce- ha evidenziato Giorlandino durante il suo intervento- E qui non parliamo di principi astratti. Parliamo di numeri. Nel 2024, la componente privata ha garantito il 28% dei ricoveri del Servizio sanitario nazionale: circa 2,2 milioni su oltre 7,7 milioni complessivi. A questa attività sono corrisposti 10 miliardi di euro sui 56,5 miliardi di valorizzazione complessiva dei ricoveri: il 17,7%”. Per Giorlandino “nella specialistica ambulatoriale, per la quale l’ultimo dato disponibile che abbiamo è il 2023, la componente privata ha erogato il 36,2% delle prestazioni: oltre 291 milioni su più di 804 milioni complessive. La relativa valorizzazione è stata di 4,77 miliardi su 12,75 miliardi: il 37,4%. Sono dati che dimostrano una cosa difficilmente contestabile: la sanità privata accreditata non è una componente accessoria. È una parte strutturale della capacità di cura del Servizio sanitario nazionale. E se una parte così rilevante della capacità del SSN è già nella rete accreditata, la questione non è se utilizzarla. La questione è governarla bene, insieme alla capacità pubblica, sotto una forte regia pubblica”.
TARIFFE E SERVIZI
Secondo la UAP, dunque, tariffe “sotto i costi reali delle prestazioni significano meno servizi, meno offerta e più pazienti in coda”. Per questo l’associazione chiede “modifiche urgenti” al nuovo ‘Decreto Tariffe’, la cui entrata in vigore è prevista per il 21 settembre, denunciando tariffe che “in numerosi casi, non sarebbero sufficienti a coprire i costi effettivi delle prestazioni”. Per la presidente Giorlandino le tariffe devono quindi consentire di “erogare le cure” e devono essere fondate “sui costi reali, aggiornandosi regolarmente”. Altrimenti il rischio è che “molte strutture sanitarie private accreditate” non saranno più nelle condizioni di “garantire alcuni servizi, con un conseguente travaso di milioni di pazienti sul sistema pubblico e un ulteriore allungamento delle liste d’attesa”. La UAP non chiede di “sostituire il pubblico con il privato”, ha tenuto ancora a sottolineare la presidente Giorlandino, ma chiede un Servizio sanitario nazionale “più forte, nel quale il pubblico eserciti pienamente la propria responsabilità di guida e utilizzi in modo intelligente tutte le capacità che fanno parte del sistema”.
UAP CHIEDE UN CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI
La proposta dell’UAP è allora quella di superare la contrapposizione tra pubblico e privato accreditato “attraverso una rete integrata, programmata e coordinata da una forte guida pubblica”. L’associazione ha infine rilanciato la richiesta di un confronto immediato con le istituzioni per modificare il nomenclatore prima della sua piena applicazione e introdurre un sistema tariffario basato su “costi reali, dati verificabili e aggiornamenti periodici”. All’iniziativa hanno aderito anche AMSI, UMEM e Uniti per Unire, che hanno condiviso l’allarme su liste d’attesa, carenza di personale, sostenibilità delle strutture e necessità di una reale integrazione tra sistema pubblico e privato accreditato.
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