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Stipendi decurtati ai medici universitari di Napoli: il caso in tribunale

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NAPOLI – C’è un ricorso che pende sul caso degli stipendi decurtati ai medici universitari della Federico II di Napoli. Questa mattina era in programma la prima udienza, ma è stato disposto un rinvio, con la trattazione prevista nelle prossime settimane.L’agenzia Dire ne ha parlato con l’avvocato Francesco Alagna, che assiste i ricorrenti insieme al collega Maurizio Deda. “A Napoli – ha spiegato – ci sono una serie di ricercatori e professori universitari a cui è stata attribuita un’indennità ai fini assistenziali che va dai 1.000 ai 1.500 euro. A un certo punto nel 2025 c’è stata una decurtazione di questa indennità: per alcuni di loro, in maniera totalmente assurda, si è passati da 1.000-1.500 euro a 120 euro lordi, cioè un’indennità quasi inesistente. Questa decurtazione presenta una serie di illegittimità clamorose”.

Il caso risale a circa un anno fa, quando gli effetti di un protocollo d’intesa stipulato da Regione Campania e Federico II si palesarono in busta paga.Questi medici, infatti, ricevono un doppio cedolino: uno dall’Università, per la didattica, la formazione, la ricerca; l’altro dall’azienda ospedaliera, per l’assistenza, cioè l’attività medica, quella svolta a contatto con il paziente. Un totale di 38 ore settimanali, 26 delle quali per l’assistenza.E proprio l’indennità per l’assistenza oggi, in alcuni casi, arriva a “non superare i 200 euro mensili. Per alcuni docenti a tempo definito – denunciano i ricorrenti – la cifra scende addirittura a livelli che sfiorano i 20 o 50 euro al mese. È una cifra che non remunera. Non riconosce. Non rispetta. È una cifra che umilia”.

Queste cifre, infatti, vengono percepite da medici che “curano pazienti, fanno ambulatori, coprono turni, lavorano in reparto, entrano in sala operatoria, si assumono responsabilità cliniche pesantissime”.Numerosi docenti e ricercatori medici universitari hanno presentato un ricorso contro la delibera aziendale che ha rideterminato la componente assistenziale degli stipendi in attuazione del protocollo d’intesa Università-Regione.”In tanti – ha raccontato Alagna – sono tornati dall’estero, parliamo di ‘cervelli’ rientrati in Italia utilizzando gli sgravi fiscali e che oggi si vedono riconoscere uno stipendio quasi da fame. La cosa assurda è che percepiscono molto meno rispetto ai propri colleghi ospedalieri. Riteniamo, quindi, che questa trattenuta, che noi abbiamo impugnato per circa 120 professori, sia assolutamente illegittima, contraria a qualsiasi principio della Costituzione, anche all’articolo 36. Inoltre, viene meno la parità di trattamento con i pari grado ospedalieri. Questi medici sono avviliti. Il rischio è che molti di loro possano andare via, lasciare l’università, scegliere la libera professione, il privato, dove vengono pagati il doppio, oppure ritornare all’estero”.
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