ROMA – “Io non sono roba Rai, vengo da fuori, ragiono in un altra maniera. Quando sono arrivato sembravo il marziano di Flaiano. Cose che fuori si fanno in cinque minuti, qui ci volevano 50 mai…”. Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, si racconta in una lunga intervista a Telenord. In un’ora e mezza di chiacchiere, Chiocci ripercorre la sua carriera: dal Giornale al Tg1, passando per il Tempo e l’AdnKronos. Ricorda l’inchiesta fatta sulla casa di An a Montecarlo che inguaiò Gianfranco Fini e dell’intervista che portò alle dimissioni di Gennaro Sangiuliano.
Chiocci non nasconde le sue idee politiche: “I giornalisti devono essere prima giornalisti e poi riferimento dei partiti e purtroppo in Rai talvolta si confonde. Io sono profondamente di destra, ma sono prima di tutto un giornalista. Ho mandato a casa un presidente della Camera per la casa di Montecarlo; dopo una mia intervista molto rischiosa a Gennaro Sangiuliano è andato a casa un ministro… Io non ho mai guardato in faccia a nessuno”.
Che rapporto ha con Giorgia Meloni? “La conosco da tanto tempo, la stimo molto, sono grato anche a lei per essere arrivato qua”, dice. Ogni tanto, rivela, si scambiano messaggio: “Lei risponde a chiunque le scrive. Io le scrivo raramente. Lei sul tg non mette becco, si fida. Tranne qualche politico nessuno mette più becco. Io sono di parte perché la conosco e sono amico suo, ma è quella che vedete: molto verace, una secchiona pazzesca, sta sempre sul pezzo, va a duemila…”.
“Quando sono arrivato in Rai tre anni fa di tv non ne sapevo nulla, il Tg1 non lo guardavo”, premette Chiocci. Con sè, sottolinea, portava il mestiere del cronista: “Io sono malato, drogato di notizie, mi piace dare la notizia e tanti direttori non ne vogliono, io vado a caccia di notizie e questa cosa al Tg1 ha sorpreso. Molti giornalisti, però, aspettavano questa cosa qui e mi hanno seguito in quest’avventura che ci ha portato a fare cose incredibili”.Rivendica di aver inserito in scaletta “sport, spettacoli e cronaca”, di aver fatto sbarcare il Tg1 sui social e giura guerra al “panino”, il formato che dà le notizie col bilancino.Quando è arrivato a Saxa Rubra, insiste, “venivo identificato come l’uomo della Meloni al Tg1, ma era il gioco della politica, i colleghi non hanno mai detto nulla perché sapevano come lavoro: l’osservatorio di Pavia ha certificato che il Tg1 è il più equilibrato della storia della Rai”.Il papà cronista (“Sono figlio d’arte”), si racconta come un amante del lavoro ma anche delle feste.
“Ho questa grande cultura del lavoro, del sacrificio, ma se c’è da divertirsi non mi tiro indietro, partecipo alle feste”. Nell’aprile del 2024 la festa per i suoi 60 anni fece parlare: erano invitati politici di tutti gli schieramenti, “ma a un certo punto della serata li chiamarono per dire che non si poteva andare alla festa di un fascista e allora scapparono via tutti. Nei giorni successivi mi chiamarono per scusarsi”.
Nel futuro, nonostante le sirene di palazzo Chigi, giura che non andrà a lavorare per Meloni: “E’ vero che ero stato contattato, ma io resterò al Tg1, perchè faccio il giornalista”. E se vince il centrosinistra? “Io sono a spasso- risponde amaro- il mestiere in Rai non conta niente. In Rai ci sono tanti giornalisti bravi ma anche tanti che sono figli della politica e fuori dalla Rai non troverebbero mercato”.
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