ROMA – Era solo l’altro ieri che l’armata del “dissenso” si era messa in marcia. Sotto le insegne di Gianluigi Paragone (ItalExit) e Pino Cabras (Alternativa) i partiti “no green pass” avevano unito le forze per provare a tornare in Parlamento. Un’alleanza elettorale dal nome “Per l’Italia con Paragone”, con la difficoltà di dover raccogliere le firme per presentarsi davvero alle elezioni del 25 settembre. “Come scalare l’Everest con le infradito”, diceva Paragone. Che, invece, si diceva certo di superare la soglia di sbarramento al 3%: “Valiamo tra il 2,8 e il 3,6”. Per raggiungere la vetta la pattuglia parlamentare “no pass” aveva chiamato in causa il capo dello Stato. Con un appello incandescente: “Mattarella ci conceda una deroga sulla raccolta delle firme o io sarò in piazza, fuori del Parlamento, con le voci del dissenso, E faremo i conti, accada quel che accada. Vediamo se le forze dell’ordine sono ancora capaci di reggere il dissenso, visto che gli ultimi tempi li hanno passati a controllare green pass. Il dissenso, se non trova spazio in Parlamento, esploderà in piazza. E io sarò lì”.

Ecco allora l’idea: rivolgersi a chi, nei mesi del green pass e delle proteste quelle piazze le ha frequentate, provando a intestarsele politicamente: i neofascisti di CasaPound. Non solo: le tartarughe, come Potere al popolo, sono i due soli partiti extraparlamentari che nel 2018 riuscirono a raccogliere le firme necessarie a presentarsi alle elezioni in tutti i collegi. Una tavola già imbandita e troppo ghiotta per Paragone. Che, si scopre oggi, ha offerto il posto di capolista nel Lazio a Carlotta Chiaraluce. Originaria di Ostia e, insieme a Luca Marsella, uno dei volti più noti di CasaPound, ancor più da quando il leader Simone Di Stefano se n’è andato per fondare Exit, che sarà sulla scheda elettorale in Alternativa per l’Italia insieme al Popolo della famiglia di Mario Adinolfi.

Qualche giorno fa, su Facebook, Chiaraluce scriveva: “Alle prossime elezioni politiche ricordatevi di chi vi ha mentito sull’efficacia dei vaccini, di chi ha negato il diritto al lavoro e la dignità di chi non si vaccinava abbandonando chi manifestava effetti collaterali, e anche di chi lo ha permesso facendo l’opposizione per finta. Ecco alle urne ricordatevelo tutto questo”.

Paragone ha presentato le liste già chiuse ad Alternativa, “prendere o lasciare”. Ci sarebbe anche un altro nome legato a CasaPound. L’idea non è piaciuta al partito di Cabras e Forciniti. Che hanno immediatamente stracciato l’accordo: “Nella composizione in dettaglio delle liste presentata da Italexit abbiamo riscontrato la presenza, anche in ruoli di capolista, di candidati organici a formazioni di ispirazione neofascista. Non vogliamo che le liste siano condizionate dal peso ideologico di esponenti del fascismo nostalgico favoriti dal meccanismo delle liste bloccate”.

Per gli ex Cinquestelle “non c’è spazio per veicolare candidati in cui prevalgano connotazioni personali d’ispirazione fascista militante”. Paragone ribatte: “Italexit per l’Italia ha deciso di non formare una lista unica con Alternativa alle prossime elezioni politiche. Italexit voleva riunire intorno a un unico progetto le forze che in questi mesi si sono opposte al green pass, al vaccino obbligatorio e alle imposizioni sanitarie dei governi Conte e Draghi, senza discriminarne nessuna. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto che l’unico interesse di Alternativa era di ottenere posizioni in lista e di usare ItalExit come un taxi per il Parlamento”.

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