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Kate, prima missione in Italia dopo la malattia: “Vorrei tornare”

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Cinquanta bambini in piazza, l’atelier di creta, il Tricolore

Reggio Emilia, 13 mag. (askanews) – Le mani nella creta. Le domande, una dietro l’altra, sui bambini. Una giornata intensa a Reggio Emilia per la principessa del Galles Catherine: primo viaggio in Italia dopo la malattia, e primo passo della missione internazionale del Royal Foundation Centre, l’organizzazione che lei guida nel Regno Unito sui temi della prima infanzia. Sulla porta del Centro Loris Malaguzzi, prima di salutare, una sola annotazione: “Mi spiace non aver avuto più tempo per scoprire tutte le altre cose che fate qui”. Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children. “Avevamo preso contatti con loro – spiega Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children -, conoscevamo degli interlocutori comuni e quindi abbiamo mandato molto materiale anche per farci conoscere, per far conoscere Reggio Approach e poi di fatto qualche settimana fa è venuto un gruppo di persone della Royal Foundation per partecipare ad un gruppo di studio e programmato da Reggio Children”.La mattinata era cominciata in piazza Prampolini, con il sindaco Marco Massari e cinquanta bambini ad attenderla. In municipio la consegna del Primo Tricolore, massima onorificenza della città. Poi l’arrivo al Centro Malaguzzi e l’atelier di creta in mezzo a pedagogisti e atelieristi. Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia “Ha iniziato subito, con grande piacere, a lavorare con la creta – ricorda Elena Maccaferri, pedagogista del Comune di Reggio Emilia -. Faceva tantissime domande, era molto interessata ai bambini e ai loro processi. Si sentiva una grande competenza sul tema del benessere. Un dialogo intenso, ma molto umano, molto alla mano”.Domande sulla creatività, sui cento linguaggi, sulla partecipazione dei genitori. E sui bambini con disabilità: come arrivano a esprimersi. Tra le mani della principessa la creta che si trasforma in piccole colombe, “un work in progress”, come dirà sorridendo lei stessa. Poi l’incontro con educatori arrivati da Messico, Brasile e Colombia per studiare il modello reggiano. Marco Spaggiari, atelierista. “Si è interessata a tutto quello che si può fare con i bambini nei contesti educativi – spiega Marco Spaggiari, atelierista -. Ha chiesto come dividiamo i gruppi, come allestiamo i materiali”. A salutarla, un mazzo di fiori. Nel pomeriggio la visita a una scuola d’infanzia comunale. “Magari torno”, ha lasciato detto sulla porta. “Magari con meno persone”.

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