Produzione è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021
“Nel dicembre 2025, il settore industriale segna un ulteriore decremento dello 0,4% rispetto al mese precedente. Non si tratta di un caso sporadico, ma di un ulteriore indicativo di una difficoltà di lungo periodo”. Così il segretario confederale della Cgil, Gino Giove, commenta i dati forniti dall’ISTAT.
“L’indice, una volta depurato dalle fluttuazioni stagionali, si posiziona a 94,5 (con base 2021=100): ciò implica – chiarisce – che l’industria italiana è ancora più di cinque punti al di sotto dei valori del 2021. Questo dato diventa ancor più allarmante se considerato in un contesto temporale: dopo un -2% nel 2023 e un notevole -4% nel 2024, anche il 2025 si chiude con un nuovo calo (-0,2%). Siamo di fronte a tre anni di flessione o stasi, che hanno progressivamente diminuito la capacità produttiva nazionale. È un percorso di indebolimento che si sta radicando nel tempo”.
Secondo Giove, “i dati che emergono da questo rapporto rivelano la crisi di intere categorie produttive, con contrazioni più accentuate in settori come tessile, abbigliamento, pelletteria e accessori, produzione di mezzi di trasporto, chimica e il comparto legno-pasta-stampa. Questi settori, cruciali e ad alta capacità occupazionale, stanno soffrendo per la mancanza di una politica industriale nazionale adeguata. Presso il MIMIT risultano attivi tavoli di crisi che coinvolgono 103 imprese e oltre 131mila lavoratori, ai quali si devono aggiungere i conflitti gestiti a livello regionale, ampliando ulteriormente l’area della crisi occupazionale. È necessario un cambiamento decisivo; è il momento di affrontare le radici del declino industriale”.
Ciro Di Pietro


