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Imparare le lingue straniere come fanno i bambini

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Ecco la sfida per essere bilingue e competitivi

Presentato un nuovo metodo per rendere i giovani italiani, e non solo, finalmente competitivi nel mondo. “Si chiama Toddler e si basa su tecniche di apprendimento naturale, le stesse dei ragazzini alle prese con la lingua madre”, spiega l’ideatore Fabio Maccagnan.

Quanto è difficile essere bilingue! Sicuramente in Italia, dove gli studenti liceali si distinguono per essere agli ultimi posti, nell’Unione europea, per studio e apprendimento di uno o più idiomi stranieri contemporaneamente.

Sono poche le sezioni bilingue negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, come certifica Eurostat che accende i riflettori su un sistema Paese probabilmente da ripensare. Portogallo (7,5 per cento degli iscritti), Irlanda (9,4 per cento) e Italia (24 per cento) hanno registrato le percentuali più basse di studenti che studiano una o più lingue straniere, spiega l’indagine. I giovani italiani, rispetto ai coetanei degli altri Paesi membri, risultano insomma meno competitivi.

Uno dei problemi principali nell’apprendimento è legato alla motivazione. La storia di Fabio Maccagnan nasce dal desiderio di riscatto e da un’esperienza personale: “Avevo difficoltà con l’inglese – spiega – ma avevo bisogno di conoscerlo”.

Gira che ti rigira, Fabio ha così pensato di rispolverare tecniche di apprendimento naturale, simili a quelle utilizzate dai bambini quando imparano la loro lingua madre. “Ho pensato – sottolinea – che riscoprire quei meccanismi potesse aprire un percorso virtuoso. Un percorso basato sulla costruzione di frasi sempre più complesse man mano che si acquisiscono nuovi vocaboli. Un’alternativa più coinvolgente e pratica”.

Nasce così il metodo Toddler che, tradotto dall’inglese, significa non a caso “bambino che cammina ai primi passi: “Il nostro obiettivo è far sì che gli studenti non debbano più temere l’apprendimento delle lingue, ma che lo vedano come un’opportunità di crescita personale e professionale”, afferma Maccagnan.

Un’opportunità che, soprattutto fra i giovani, significa maggiori possibilità di trovare lavoro: “Una seconda lingua non solo è un vantaggio sul proprio curriculum, ma aiuta a sviluppare competenze che i datori di lavoro considerano importanti in un potenziale collaboratore. Recenti studi lo confermano: chi ha padronanza di idiomi diversi dal proprio guadagna dall’11 al 35% in più di chi invece non ce l’ha”.

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