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Idb punta sui muffin per crescere: obiettivo +5 mln fatturato in 5 anni

AttualitàIdb punta sui muffin per crescere: obiettivo +5 mln fatturato in 5 anni

Avvio 2024 buono ma preoccupa resto anno: Natale più difficile di Pasqua
Milano, 24 mag. (askanews) – Industria dolciaria Borsari punta ad accrescere la propria presenza all’estero e lo fa iniziando dai muffin. Il gruppo, infatti, ha investito in una nuova linea produttiva a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, dove ha sede il polo produttivo di lievitati e dolci da ricorrenza, dal 2000 di proprietà della famiglia umbra, Muzzi. A raccontare il lancio di questo nuovo prodotto e gli obiettivi è Andrea Muzzi, amministratore delegato di Idb, che conta sette marchi tra cui lo storico brand milanese Giovanni Cova & C.. “Dopo tanti anni di esperienza ormai, ho capito che dovevamo affrontare il mondo. L’Italia o l’Europa ci stavano strette – ci ha detto – avevamo la necessità di trovare un prodotto vendibile dall’Alaska al Sudafrica e sicuramente il muffin è il primo di una serie di prodotti che ci deve portare ad avere uno spettro ampio di vendita”.
A spingere Idb verso questa diversificazione “non è stata tanto la necessità di destagionalizzare quanto quella di aprirci al mondo. Il panettone è sicuramente nel nostro Dna, ma quando vedi prodotti che sono ovunque e tu non ci sei capisci che non puoi aspettare oltre – ci ha detto Andrea Muzzi – Io ho trovato i muffin a Singapore, Bangkok, New York”. L’obiettivo che Muzzi si è dato è di una crescita di 5 milioni di euro di fatturato in cinque anni, “un milione l’anno, dal 2025”. Per raggiungere questo traguardo si sono resi necessari investimenti per “qualche milione di euro perché è completamente un’altra tecnologia. Abbiamo destinato 3.000 metri quadrati a questo progetto realizzando una linea da 10-12.000 pezzi l’ora tutto completamente automatico. È la mia sfida prima di andare in pensione”, ci ha detto Muzzi. La prima linea di produzione dei muffin Uht è nata all’interno del polo produttivo in provincia di Rovigo, dove annualmente vengono sfornati 22 milioni di lievitati. Quattro le referenze messe in produzione, il classico con gocce di cioccolato, quello al cacao con gocce di cioccolato, integrale con frutti di bosco e alla mela con zucchero di canna. “Con questa linea puntiamo ad acquisire una quota del 10% all’interno del mercato dei muffin, con l’intento di generare valore nella categoria attraverso la creazione di un segmento premium”, ha spiegato. Non a caso il prodotto verrà commercializzato col marchio Giovanni Cova & Co. in Italia, dove il segmento dei muffin (dati Iri al 2023) sebbene rappresenti solo il 2,3% del totale delle merende con un valore di 23,5 milioni di euro, ha una crescita a volume pari al 16,7% e a valore del 23%. “Nel breve l’obiettivo è la grande distribuzione in Italia, ovviamente sotto Giovanni Cova & Co. che può andare solo in Italia. Però a fine anno, una volta metabolizzato il progetto e partiti con i prodotti, lo presenteremo con il marchio Borsari per essere esportato in tutto il mondo. Borsari è l’unico marchio che può sostenere un prodotto mass market e trasversale in tutto il mondo, non ci dà nessun problema di gestione ed è un marchio che all’estero comincia ad avere i suoi i suoi risultati interessanti”.
Guardando all’andamento complessivo del gruppo, se il 2023 si è chiuso con un aumento del fatturato aggregato del 5% a 71 milioni e 6 milioni di chili di prodotti venduti, l’avvio del 2024 è stato buono ma ha delle nubi all’orizzonte. “A Pasqua siamo andati meglio del mercato che ha fatto -7% mentre noi abbiamo fatto più 1%. Noi abbiamo fatto un quadrimestre buono fino a oggi – ha detto Andrea Muzzi – siamo in linea più o meno con l’anno scorso, nonostante tutto. Ci preoccupano un po’ di più le stagioni prossime, Natale prevediamo che sarà un pochino più difficoltoso”. A preoccupare sono soprattutto le materie prime come il cioccolato che incide il 10% sul totale materie prime di Idb group. “E’ vero che vengono i buyers e mi dicono che la farina, lo zucchero costano meno ma farina e zucchero non incidono niente, il cioccolato è altissimo. Non so se il cioccolato riuscirà a mantenere questi livelli, è aumentato di quasi il 200%. Questo apre spiragli a tanti prodotti alternativi come il torrone che non ha subito aumenti. Io francamente sono certo che faremo meno panettoni al cioccolato”. Anche sui costi dell’energia Muzzi lamenta che “è vero che sono rientrati ma stiamo parlando sempre di un 50% in più del 2021”. I rincari delle materie prime, poi, inevitabilmente ricadranno sui prezzi al consumatore finale. “Il listino di Pasqua l’abbiamo lasciato invariato rispetto al 2023, ma per il Natale 2024 stiamo aumentando i listini. Secondo me troveremo un aumento di 0,50 euro sui classici e di 1-1,50 euro sui cioccolati”.

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