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IA, I-Com-Datrix: rafforza competitività imprese, ma è cruciale la formazione

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Carenza di competenze è un ostacolo per il 70,9% delle aziende

L’implementazione dell’intelligenza artificiale può potenziare la competitività delle imprese solo se viene integrata nei flussi di lavoro aziendali e gestita in modo attento. Creare un’azienda orientata all’IA implica andare oltre esperimenti isolati e partire da necessità reali, casi d’uso prioritari, qualità dei dati, norme interne, e un continuo aggiornamento delle competenze.

In questo contesto, la formazione rappresenta un fattore chiave per sviluppare non solo abilità tecniche, ma anche pensiero critico, supervisione umana e responsabilità nell’utilizzo dell’IA, trasformandola da un semplice strumento a una risorsa organizzativa stabile che può generare produttività, innovazione e un vantaggio competitivo duraturo.

Questo è quanto viene evidenziato nel documento intitolato “Formare l’azienda AI-driven: consapevolezza, competenze e competitività”, realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) in collaborazione con Datrix.

Dallo studio si evidenzia in particolare che la mancanza di competenze rimane il principale impedimento all’adozione dell’IA sia a livello europeo che nazionale: viene segnalata dal 70,9% delle imprese UE che non utilizzano tecnologie di IA e dal 58,6% delle aziende italiane che, pur avendo considerato la sua adozione, non la applicano.

Accanto alla mancanza di competenze, si pone anche la questione della shadow AI: la sempre maggiore accessibilità agli strumenti di IA non assicura un utilizzo efficace e controllato, poiché l’uso non autorizzato o non supervisionato da parte dei dipendenti può comportare rischi per i dati, la affidabilità dei risultati e la qualità dei processi decisionali.

In assenza di investimenti adeguati in upskilling, reskilling e supporto organizzativo, i vantaggi dell’IA potrebbero rimanere limitati a una ristretta anteriorità di lavoratori e imprese. In questo scenario, la formazione gioca un ruolo cruciale nell’implementazione dell’IA, ma deve essere adattata alle caratteristiche e alle esigenze dell’azienda.

Tuttavia, un’analisi condotta da I-Com e Bytek, parte del gruppo Datrix, riguardante le ricerche online sulla formazione aziendale in IA, evidenzia una domanda ancora poco sviluppata nei Paesi europei rispetto agli Stati Uniti.

“Le evidenze presentate in questo documento mostrano che il ritardo nell’adozione dell’IA non può essere considerato esclusivamente come una questione tecnologica”, ha dichiarato Stefano da Empoli, presidente di I-Com. “È necessaria quindi un’agenda di intervento basata su due direttrici complementari. Da un lato, le imprese devono acquisire competenze, processi decisionali, politiche interne e misure di impatto che permettano di rendere l’IA una capacità organizzativa duratura. Dall’altro lato, le istituzioni pubbliche e gli attori intermedi devono creare condizioni abilitanti, come percorsi formativi accessibili, strumenti proporzionati per le piccole e medie imprese, standard comuni, reti per il trasferimento tecnologico e incentivi per la formazione continua”.

“Esiste una distinzione significativa tra l’adozione dell’intelligenza artificiale e il diventare un’organizzazione orientata all’IA. La prima si riferisce a una scelta tecnologica, mentre la seconda implica una trasformazione a livello organizzativo. Il programma che stiamo lanciando con I-Com è progettato proprio per assistere le imprese in questo secondo passaggio: non solo comprendere come funziona l’IA, ma anche sviluppare le capacità interne per integrarla nei processi, valutare criticamente i risultati ottenuti e gestirla nel lungo termine. È questo che trasforma un investimento in un vantaggio competitivo sostenibile”, ha concluso Fabrizio Milano d’Aragona, CEO e Co-fondatore di Datrix.

Ciro Di Pietro

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