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Hantavirus a bordo: tre morti sulla nave da crociera bloccata al largo di Capo Verde

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ROMA – Una crociera di lusso nell’Atlantico si è trasformata in un incubo. A bordo della MV Hondius, nave battente bandiera olandese partita circa tre settimane fa dal porto di Ushuaia, in Argentina, è scoppiato un grave focolaio di sindrome respiratoria acuta riconducibile a una rara infezione da hantavirus: tre passeggeri hanno perso la vita e altre tre persone, tra cui due membri dell’equipaggio, versano in condizioni critiche.

La prima vittima è un passeggero di 70 anni, deceduto a bordo: la sua salma si trova attualmente sull’isola di Sant’Elena, territorio britannico nell’Atlantico meridionale. Anche la moglie, 69 anni, si è ammalata durante la traversata ed è stata evacuata in Sudafrica, dove è morta in un ospedale di Johannesburg. Un cittadino britannico di 69 anni, terzo caso confermato, è ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, mentre due membri dell’equipaggio restano a bordo in gravi condizioni.

Dal fine settimana la nave è ancorata al largo di Praia, capitale di Capo Verde, con il divieto per chiunque a bordo di mettere piede a terra. Le autorità locali hanno però consentito al personale medico di salire sulla nave per valutare le condizioni dei pazienti.

L’OMS ha confermato un caso di hantavirus accertato in laboratorio e altri cinque sospetti, dichiarando di stare fornendo supporto alle autorità nazionali e agli operatori della nave per una “valutazione completa dei rischi per la salute pubblica”.

Sul fronte epidemiologico, una domanda rimane centrale: come è possibile contrarre un simile virus in mezzo all’oceano? Secondo l’epidemiologo Michael Baker, interpellato dalla BBC, i passeggeri sarebbero stati quasi certamente contagiati prima di imbarcarsi, a causa del lungo periodo di incubazione dell’hantavirus, che può arrivare fino a otto settimane. Il virus, trasmesso principalmente attraverso il contatto con escrementi di roditori, raramente colpisce l’essere umano. Svilupparlo su una nave da crociera è definito dagli esperti “molto insolito”: “È il peggior posto possibile in cui ammalarsi gravemente”, ha dichiarato il professor Baker.

Non esistono cure o trattamenti specifici per l’hantavirus: solo terapie di supporto tempestive possono fare la differenza tra la vita e la morte. L’OMS ha avvisato che, sebbene eccezionale, la trasmissione interumana non è del tutto esclusa, e per questo motivo l’intera vicenda è seguita con la massima attenzione dalle autorità sanitarie internazionali.

(Foto di repertorio)
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