Roma, 28 lug. (askanews) – Di fronte alla crescente pressione perché si dimetta dopo la recente sconfitta elettorale nelle elezioni parziali per la camera alta, il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba sta cercando di serrare i ranghi del suo Partito liberaldemocratico (Jiminto) al fine di puntellare il suo esecutivo, che attualmente non ha la maggioranza in alcuno dei due rami della Dieta nipponica.
Il LDP tiene oggi una riunione dei suoi parlamentari per riesaminare i risultati delle elezioni per la Camera dei Consiglieri della scorsa settimana, in cui la coalizione di governo non è riuscita a mantenere la maggioranza complessiva nel ramo alto del Parlamento.
Il partito che detiene il potere in Giappone in maniera quasi ininterrotta dagli anni ’50 del secolo scorso, con il suo partner minore di coalizione Komeito (legato all’associazione buddista Soka Gakkai) cercano di capire quali margini ci siano per portare avanti l’azione di governo, che a questo punto non ha la maggioranza e quindi è soggetto ai diktat dei diversi partiti d’opposizione, oltre alle pressioni interne dello stesso Jiminto, che è diviso in correnti con loro diverse agende politiche.
Ishiba, divenuto capo del Jiminto e primo ministro l’anno scorso, ha dichiarato che è importante che rimanga in carica per guidare il Paese attraverso quella che ha definito una “crisi nazionale”, citando il rapido mutamento delle situazioni politiche, a partire dalla sfida dei dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump.
Tuttavia, all’interno del Jiminto la pressione per costringerllo alle dimissioni si fa vieppiù fore. La riunione di oggi, nell’ultimo giorno del mandato di sei anni di metà dei 248 membri della Camera dei Consiglieri, potrebbe essere tempestosa. A seconda di come Ishiba gestisce l’incontro, le richieste di dimissioni potrebbero intensificarsi.
Alcuni esponenti del partito hanno firmato appelli per chiedere al Jiminto di convocare un’assemblea plenaria decisionale con parlamentari di entrambe le Camere, al fine di richiedere l’elezione di una nuova leadership in tempi rapidi. Sono necessarie le firme di un terzo dei deputati del partito per sollecitare tale convocazione.
Tra coloro che hanno aderito alla mossa vi sono membri della fazione che fu guidata dal defunto ex primo ministro Shinzo Abe, il più longevo nella storia giapponese, assassinato durante un comizio nel 2022. Fanno parte del gruppo anche parlamentari con stretti legami con pesi massimi come l’ex primo ministro Taro Aso e l’ex ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, che concorsero con Ishiba alle primarie del partito lo scorso anno.
Nonostante il desiderio di Ishiba di restare al timone, potenziali candidati alla sua successione si sono mossi nei giorni scorsi. L’ex ministro per la sicurezza economica Sanae Takaichi, acerrima rivale di Ishiba e sconfitta alle primarie per la guida del partito, ha tenuto colloqui con suoi collaboratori e con il suo sostenitore Aso. E’ considerata papabile e, se dovesse arrivare al vertice del partito, diventerebbe anche in maniera quasi automatica la prima capo di governo donna della storia giapponese.
All’interno del Jiminto, ormai, la confusione è chiara e la stessa opinione pubblica appare piuttosto smarrita. Un recente sondaggio dell’agenzia di stampa Kyodo ha rilevato che il 51,6% degli intervistati è favorevole alle dimissioni di Ishiba, mentre il 45,8% ritiene che non vi sia ragione per farlo.


