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Franco, licenziato per una bestemmia: “In azienda clima di terrore”

GenovaFranco, licenziato per una bestemmia: “In azienda clima di terrore”

BOLOGNA – “Io sono Franco e son un ex dipendente di Covisian”. Si presenta così il lavoratore licenziato per aver bestemmiato in uno scatto di rabbia mentre era in servizio nel call center gestito in appalto per Hera.

“Quel giorno per l’ennesima volta in questa azienda i sistemi non funzionavano, cadeva la linea, si bloccavano le pratiche, ho esternato bestemmiando contro i sistemi e contro il computer. Era presente una persona di Hera, che si è lamentata con i miei superiori. Qualche giorno dopo mi è arrivata una lettera disciplinare in cui mi si contestava di aver bestemmiato. Io ho chiesto subito scusa, ha sottolineato che non si fa e che la mia imprecazione era dovuta al malfunzionamento del sistema“, ricostruisce Franco, da un anno e mezzo in Covisian.

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“Il 30 novembre sarà una data che ricorderò, perché sono stato chiamato in ufficio dopo due ore di turno e mi è stata consegnata la lettera di licenziamento. Essere licenziato a 55 anni così…“, racconta a margine del presidio organizzato dai colleghi, che oggi hanno scioperato contro il provvedimento. “Io non sono un ragazzino che bestemmia, sono una persona seria, non ho imprecato contro nessuno. Non hanno sentito ragioni e mi hanno detto che è una cosa che non possono far passare. In azienda si sta creando un clima di terrore. Io non sono tutelato dall’articolo 18 e questo fa il gioco dell’azienda. Io ho impugnato il licenziamento, perché credo che sia illegittimo: può succedere di perdere la pazienza, ma non si può non avere neanche un minimo di possibilità di rimediare. A loro non interessa capire con chi hanno a che fare, sono una multinazionale e per loro siamo numeri“, allarga le braccia.

I miei ex colleghi mi stanno dando una solidarietà incredibile. Sono molto grato per questo e spero che questa vicenda si possa risolvere con un mio reitengro, anche se è difficile. Sono qui e cerco di lottare per questo”, spiega il protagonista della vicenda. “Non ho mai avuto lettere disciplinari per questo tipo di problemi, perché non so lavorare, perché sono maleducato con i colleghi o i superiori. Purtroppo ho avuto questo momento in cui ho perso la ‘brocca’. È brutto, non si deve fare. Ma non possono perdere il lavoro adesso. A 55 anni chi ti riprende? Anche se ho esperienza, sono vecchio, non mi prende nessuno. In ogni caso, ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti, con il sorriso”, conclude.

LICENZIATO PER BESTEMMIA, CGIL: “HERA NON PUÒ LAVARSENE LE MANI”

“Welcome to Covisian, 1930 d.C”. In un cartello, esposto a fianco della porta d’ingresso dell’azienda, la rabbia dei lavoratori in sciopero nell’azienda che lavora in appalto per Hera, dove la scorsa settimana un lavoratore è stato licenziato per aver bestemmiato durante il suo turno di lavoro, esaperato per il malfunzionamento dei sistemi informatici. Oggi i dipendenti di Covisian erano in sciopero e si sono ritrovati di fronte agli uffici di via Corticella per protestare contro un procedimento disciplinare ritenuto sproporzionato. E domani si replica con altre otto ore di mobilitazione, sperando che il licenziamento, impugnato dal lavoratore con l’assistenza del sindacato, venga ritirato. “Queste cose a Bologna non possono accadere”, scandisce il segretario della Cgil di Bologna, Michele Bulgarelli, parlando ai dipendenti della multinazionale riuniti di fronte all’ azienda, che sperano che il sindaco Matteo Lepore veda al presidio. “Venga qua a vedere cosa accade in un appalto Hera”, chiedono.

“Siamo di fronte a atteggiamento e clima da anni ’50 che è inaccettabile, tanto più in una città come Bologna che i licenziamenti per rappresaglia li ha vissuti negli anni ’50 a migliaia”, osserva Bulgarelli. “Mi sembra che ci sia un atteggiamento dell’azienda che mira a terrorizzare i colleghi di lavoro, con tre provvedimenti, di cui due di licenziamento in poco tempo, proprio per attaccare i diritti dei lavoratori e pensare di fare piazza pulita dei diritti dei lavoratori negli appalti mentre si cerca di avere mano libera nella loro gestione”, contesta il numero uno della Cgil di Bologna.

D’altro canto, i lavoratori sottolineano il ruolo di Hera nella vicenda, visto che nella contestazione arrivata al lavoratore licenziato, Franco, si fa riferimento alla presenza di una funzionaria della multiservizi nel momento del ‘fattaccio’ e al fatto che la richiesta di un provvedimento disciplinare sarebbe arrivata direttamente dal colosso di viale Berti Pichat. “C’è una discussione molto ampia nel Paese e in Europa sulla responsabilità sociale di impresa e sugli obblighi di diligenza nelle catene del valore. Si va verso una direttiva europea che impone l’obbligo di diligenza per le imprese nei confronti dei fornitori. Non si può pensare che qualcuno si lava le mani di quello che succede nei propri appalti”, sottolinea Bulgarelli. “I lavoratori ci dicono, peraltro, che nella contestazione emerge il ruolo del committente. Quindi, il committente deve intervenire per far fare un passo indietro a Covisian”, dice chiaro e tondo.

C’è poi il tema della contrattazione di secondo livello nei passaggi di appalto e dell’applicazione articolo 18, che nel passaggio da Koiné a Covisian i lavoratori hanno perso. “Questa vicenda ci ricorda l’importanza di riconquistare l’articolo 18 per tutti, ma ci dice anche che la vertenza di questi lavoratori assume un carattere generale perché non è tollerabile questo comportamento dell’azienda”, chiosa. Franco non è il primo licenziamento disciplinare deciso da Covisian. Alcune settimane fa la stessa azienda era finita sui giornali per aver licenziato in tronco una lavoratrice per aver risposto sgarbatamente a una cliente nel corso di una telefonata “difficile” avvenuta bel oltre la fine del turno di lavoro.

“Domani dovremo decidere se proclamare un nuovo pacchetto di ore di sciopero. La vertenza riguarda atteggiamento Covisian, ma Hera è coinvolta“, rimarca Gianluca Barletta della Slc-Cgil. “Ci sono sette giorni per revocare il licenziamento, ma non mi aspetto che l’azienda lo faccia. Però, ci dobbiamo provare, quello che facciamo oggi è doveroso. “Il licenziamento di Franco è illegittimo, ma se a questi lavoratori fosse stato applicato l’articolo 18 non sarebbe stato possibile”, conclude.

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