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Fondo Italiano d’Investimento presenta il Piano Strategico 2026-2030

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La nuova strategia prevede un ampliamento della piattaforma di investimento attraverso strategie dirette e indirette

Fondo Italiano d’Investimento (FII) ha dato il via libera al nuovo Piano Strategico per il periodo 2026-2030, il quale ha come scopo principale quello di “potenziare il proprio ruolo come operatore di mercato e piattaforma di catalisi per lo sviluppo del capitale privato in Italia”.

In merito agli obiettivi economico-finanziari, una nota indica che il Piano prevede che le commissioni superino i 39 milioni di euro entro il 2030, con un impegno di capitale complessivo di 4,9 miliardi di euro, anche grazie all’introduzione di otto nuovi fondi (cinque diretti e tre indiretti). Si prevede un utile ante imposte superiore a 5 milioni di euro entro il 2030, con un rapporto di utile prima delle tasse alle commissioni pari al 13%, supportato dall’espansione della gamma di prodotti, dall’ingresso in nuovi mercati e dall’ottimizzazione dei costi. Inoltre, si prevede l’afflusso di nuove risorse in linea con l’aumento delle operazioni del Fondo.

Il Piano si colloca “in un contesto degli investimenti alternativi dove l’Italia mostra notevoli opportunità di crescita, sostenute dalla stabilità del sistema nazionale, dall’andamento della domanda e dalla crescente necessità di diversificazione rispetto agli investimenti tradizionali”, come evidenziato nella nota. In questo scenario, Fondo Italiano d’Investimento, con 4,3 miliardi di euro sotto gestione e un sistema integrato tra Fondi di Fondi e investimenti diretti su sette strategie attive, “intende continuare a giocare un ruolo cruciale nello sviluppo del Private Capital italiano e come stimolo per la crescita delle piccole e medie imprese, grazie a standard rigorosi in materia di Governance, Trasparenza ed Esg”.

La nuova strategia prevede l’espansione della piattaforma d’investimento attraverso strategie sia dirette che indirette, con il lancio di fondi di private equity esistenti e nuovi progetti con un forte contenuto strategico.

Una parte fondamentale del Piano si concentra sul rafforzamento delle filiere produttive di rilevanza strategica. In questa ottica, Fondo Italiano “darà vita al nuovo fondo ‘Filiere Strategiche’, che con un obiettivo di oltre 1 miliardo di euro, è destinato a finanziare lo sviluppo di settori verticali ad alto potenziale, come energia e transizione energetica, spazio e aeronautica, materiali critici avanzati e terre rare, navalmeccanica e altri settori di grande importanza per la competitività del Paese, con il fine di sostenere la creazione di campioni industriali, ridurre la frammentazione delle filiere, rafforzare la loro resilienza economica e promuovere al contempo la diffusione di occupazione qualificata”.

In merito alle opzioni destinate al debito privato diretto, sarà istituito un nuovo Fondo chiamato “Flexible Capital”, il cui scopo è quello di offrire soluzioni di finanziamento adattabili, come quasi capitali, alle piccole e medie imprese, affiancandosi ad altre risorse già presenti nel pacchetto di Fondo Italiano.

Nella strategia di investimento indiretto, verrà potenziato il supporto alla crescita e all’espansione delle piccole e medie imprese italiane, tanto nel settore del Private Equity, tramite il Fondo FOF PEI III in fase di raccolta, quanto nel Private Debt, attraverso il Fondo FOF PDI III. Si porrà particolare enfasi sui fondi a impatto e sulle iniziative orientate alla sostenibilità. “Le aree di investimento prioritarie comprenderanno, tra l’altro, agricoltura sostenibile, economia circolare, soluzioni per la transizione energetica, sanità e formazione”, si legge nel documento.

Per garantire l’attuazione efficace del Piano, è previsto anche un potenziamento della struttura operativa di Fondo Italiano, che prevede “una governance semplificata, processi decisionali ottimizzati, l’inserimento di nuove competenze specialistiche di settore e la creazione di un pool di talenti per posizioni junior”. L’obiettivo di tutto ciò è “accelerare le operazioni, migliorare la qualità delle analisi e assicurare un modello organizzativo scalabile e in linea con la crescita e l’evoluzione degli asset gestiti”.

Giovanni Lombardi Stronati

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