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Flotilla: dieci barche stanno ancora navigando verso Gaza

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ROMA – Sono dieci al momento le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla (Gsf) che stanno proseguendo la navigazione in acque internazionali verso le coste della Striscia di Gaza: lo riferisce il movimento globale, all’indomani dell’intercettazione di oltre cinquanta barche da parte di navi da guerra israeliane in acque internazionali. Sul canale Youtube della Gsf, è possibile seguire il viaggio di Sirius, Zefiro, Ekirgi, Ksar Sadabad, Elengi, Cabo Blanco, Andros, Alcyone, Don Juan e Girolama.

SIRIUS A POCO PIÙ  DI 200 CHILOMETRI DA GAZA

Secondo i media israeliani, Sirius sarebbe la più vicina a Gaza, a 145 miglia circa – oltre 200 chilometri – dall’enclave palestinese su cui Israele dal 2009 applica il blocco marittimo in violazione del diritto internazionale. Il blocco aereo e terrestre è scattato invece nel 2007. Il governo di Tel Aviv ieri è tornato a rivendicarne la “legittimità”, avvertendo che “non permetterà alcuna violazione” alle barche della flottiglia, che ha esortato a “tornare immediatamente indietro”. Al momento risultano nove attivisti italiani detenuti dall’esercito.

“LA STRATEGIA DEL TERRORE HA FALLITO”

In una nota, la Gsf riferisce: “Disarmate, non violente e circondate, un insieme eterogeneo di piccole barche a vela, imbarcazioni in legno e modesti motoscafi prosegue il viaggio attraverso uno schieramento imponente di navi da guerra israeliane grigie, corvette pesantemente armate e imbarcazioni militari ad alta velocità (Rib)”. Per il movimento, “la strategia di Israele ha fallito: ogni tentativo di terrorizzare questa missione fino alla resa ne ha invece rafforzato la determinazione”. “Per ogni barca abbordata, sabotata o rimorchiata via- si legge ancora- altre sono riuscite a superare il perimetro, utilizzando il peso del numero, una formazione strategica e una determinazione incrollabile per creare e mantenere un corridoio umanitario e affermare la sovranità palestinese”.La Gsf, che intende portare aiuti umanitari alla popolazione, torna a denunciare “l’uso sproporzionato della forza” da parte del “regime di Netanyahu”, che così facendo avrebbe “mostrato la propria disperazione strategica”. La presenza di dieci imbarcazioni in mare rappresenterebbe “una storica smentita a un assedio illegale che per decenni si è basato su una totale impunità militare mentre opprimeva, occupava, genocidava e praticava la pulizia etnica contro il popolo palestinese”.
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