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Disabilità nell’opera: “cambiamo il contratto nazionale degli artisti”

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La campagna della musicista Marianna Monterosso per abbattere le barriere

Roma, 13 lug. (askanews) – Nei teatri d’opera italiani, gli artisti disabili non hanno diritto d’accesso. Eppure, dice il regista lirico Stefano Vizioli, i corpi sono sempre una opportunità, e l’arte non ha confini. Anche gli ausili, dalle stampelle alle sedie a ruote, possono diventare strumenti di scena.”La creatività è sicuramente stimolata; lanciare stampelle o fare i matti con la carrozzina, quindi benissimo non sarà certo una carrozzina che ci ferma a noi, figuriamoci. No, non mi fanno paura le carrozzine né le stampelle né le cecità; trovo sempre nella difficoltà una opportunità, ma anche per me, se sono io per primo ad avere coraggio di sfruttare le opportunità”.Questo video social è parte della campagna della musicista Marianna Monterosso per cambiare il contratto collettivo negli enti lirico sinfonici. Strumentisti, cantanti di coro e solisti, adesso bloccati dalle regole.Perché in Italia Itzakh Perlman, uno dei più grandi violinisti viventi, colpito da piccolo dalla poliomelite, non sarebbe nemmeno arrivato a suonare in orchestra. E Andrea Bocelli, sebbene osannato in tutto il mondo, non ha mai potuto costruirsi una carriera in palcoscenico cantando opere intere.”Questo dipende anche da un contratto che limita l’ingresso degli artisti con disabilità. L’articolo 2 del contratto nazionale per gli enti lirico sinfonici infatti prevede l’idoneità fisica al lavoro ma questo viene spesso interpretato non come idoneità a svolgere la mansione di suonare o cantare. Un musicista disabile strumentista o artista attualmente non può accedere ai bandi di concorsi e alle audizioni a cause della dicitura “esente da difetti fisici o imperfezioni”. Basterebbe modificare l’articolo due e fare una specifica sull’effettiva idoneità alle mansioni che si intende svolgere”.Questo autunno, riprendono le trattative per il rinnovo del contratto nazionale per gli artisti negli enti lirico sinfonici. Chissà se sarà la volta buona per cancellare finalmente questa discriminazione fuori tempo e fuori luogo e magari anche per rendere accessibili i nostri teatri.”Poi però se non ci sono le possibilità di arrivare alla sala prove, se non c’è ancora una legge, un sistema, un’attrezzatura che rende possibile fare le cose e non farle cadere dall’alto, come se fosse una concessione; – è vero che abbiamo teatri del 600, del 700, ma ormai da tutte le parti si trova il modo di eliminare le barriere architettoniche”.

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