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Crediti R&S, boom di certificazioni: cambia il rapporto col fisco

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Roma, 3 ago. (askanews) – Il contenzioso tra imprese e Agenzia delle Entrate sui crediti d’imposta per ricerca e sviluppo ha raggiunto livelli critici negli ultimi anni, con migliaia di aziende costrette a restituire somme anche triplicate rispetto a quelle inizialmente riconosciute. Una situazione che ha generato incertezza giuridica e messo a rischio la stabilità finanziaria di molte realtà produttive italiane. Nel 2023, gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno toccato i 29,4 miliardi di euro, con un incremento del 7,7% rispetto all’anno precedente, ma il sistema di autocertificazione ha mostrato tutti i suoi limiti.L’introduzione delle certificazioni ministeriali preventive, operative dal 2023, ha rappresentato una svolta epocale nel panorama degli incentivi alla ricerca. ‘La certificazione ministeriale sposta il baricentro da un’autodichiarazione dell’azienda a una comunicazione terza tracciata rilasciata da soggetti abilitati’, spiega Riccardo Petricca, certificatore accreditato MIMIT al numero 3 dell’albo ministeriale. ‘Questo riduce l’aria grigia e cristallizza le certificazioni, introducendo una logica di progetto strutturato invece del semplice bonus creditizio’.I numeri confermano il successo del nuovo sistema: nel 2025 sono stati registrati 6577 progetti per le certificazioni di credito d’imposta, di cui 2600 già certificati. Un incremento record che testimonia la fiducia delle imprese verso il nuovo meccanismo. ‘Non è più affidato al caso, ma strutturato con domande ben definite e un rapporto continuativo tra certificatore e società’, aggiunge Petricca.Parallelamente, l’entrata in vigore dell’AI Act nell’agosto 2024 ha posto nuove sfide alle imprese nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. ‘L’errore più grave è sottovalutare un AI inventory serio e una classificazione corretta del rischio, trattando l’AI Act come tema esclusivamente legale o IT’, avverte l’esperto. La norma ISO 42001 diventa così strategica per trasformare la compliance in un sistema di gestione certificabile.La cybersecurity assume dimensioni ancora più critiche con la direttiva NIS2, che attribuisce responsabilità diretta agli organi apicali delle aziende. ‘Con la NIS2 la cybersecurity diventa governance: gli amministratori delegati, i sindaci e le giunte devono approvare, sovraintendere e rispondere delle violazioni’, sottolinea Petricca. L’obbligo di notifica degli incidenti entro 24-72 ore impone decisioni immediate e responsabilità personali ai vertici aziendali.Un tema emergente è quello della sostenibilità digitale. I data center potrebbero arrivare ad assorbire il 13% dell’elettricità globale, rendendo urgente un approccio etico all’innovazione tecnologica. ‘Il punto non è se il digitale sia sostenibile, ma se sia digitale efficiente e responsabile’, evidenzia l’ingegnere. ‘Il sistema produttivo italiano sta facendo scelte sbagliate: modelli sovradimensionati per compiti banali, progetti senza misurazione del carbon ROI, automazione che sostituisce persone invece di migliorare processi’.La risposta a queste sfide arriva dalla ‘Pastorale digitale 4.0 – Intelligenza Artificiale ed Etica’, un modello di governance umanocentrica sviluppato da Petricca che applica principi etici millenari alle moderne tecnologie. ‘Spostando verso una governance umanocentrica con regole che riportano al centro l’uomo, le aziende che hanno puntato sul fattore umano hanno ottenuto risultati migliori nel lungo termine’, conclude l’esperto.Per il 2026, le prospettive si fanno ancora più interessanti con agevolazioni fiscali per attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, con spese ammissibili tra 5 e 40 milioni di euro per progetti qualificati. Un’opportunità che richiede però una pianificazione strategica e una compliance tecnica strutturata, lontana dall’improvvisazione che ha caratterizzato il passato.

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