lunedì, 13 Aprile , 26
HomeNewsConfartgianato: export alimentare +4,3%, ma mancano 68mila lavoratori

Confartgianato: export alimentare +4,3%, ma mancano 68mila lavoratori

-

Report illustrato alla Camera durante il convegno “Intelligenza artigiana a tavola”

Il comparto alimentare sta ottenendo notevoli risultati sia in Italia che all’estero, con un incremento del 4,3% nell’export previsto per il 2025; tuttavia, le imprese incontrano crescenti difficoltà nel reclutare personale qualificato. Questo è ciò che emerge da un report di Confartigianato, che rivela come nel corso dell’anno scorso, su 176.450 posizioni professionali richieste dalle imprese del food made in Italy, ben 68.160 siano risultate difficili da trovare.

L’analisi, presentata al convegno “Intelligenza artigiana a tavola” organizzato da Confartigianato presso la Camera dei Deputati, mette in luce come l’espansione del settore sia accompagnata da un problema strutturale legato alla carenza di competenze.

A livello regionale, i maggiori numeri di lavoratori difficili da reperire nel settore alimentare e delle bevande si registrano in Emilia-Romagna, con 8.910 figure irreperibili su 21.660 posti disponibili. Seguono la Campania con 8.560 su 24.760 e la Lombardia con 7.640 su 20.200. Anche in Veneto si notano numeri significativi, con 7.520 lavoratori difficili da trovare su 18.540 richieste, e in Puglia, dove sono 6.980 su 17.500. In Piemonte e Valle d’Aosta si riscontrano 5.880 figure non reperibili su 13.500, mentre in Sicilia ci sono 4.240 su 10.520.

Le maggiori difficoltà riguardano alcune professioni fondamentali nel campo dell’artigianato alimentare. In particolare, si avverte la mancanza di panettieri, pastai, pasticceri, gelatai e conservieri artigianali: su 28.610 lavoratori richiesti, 16.010, ovvero il 56%, sono risultati difficili da reperire. Nello specifico, non sono stati trovati 9.820 panettieri e pastai, corrispondenti al 67,6% dei 14.520 richiesti dalle imprese. Anche per quanto riguarda pasticcieri, gelatai e conservieri artigianali, la domanda insoddisfatta rimane elevata: su 14.090 figure cercate, 6.190 risultano difficili da trovare.

“Il comparto alimentare – evidenzia il presidente di Confartigianato Alimentazione, Cristiano Gaggion – continua a mostrare una straordinaria vitalità. In Italia operano 64.365 aziende artigiane nei settori del cibo, delle bevande e della ristorazione, impiegando 248.672 persone, e rappresentano uno dei cardini del food italiano, grazie alla loro abilità di coniugare tradizione, qualità delle materie prime e innovazione. Tuttavia, la mancanza di competenze professionali rappresenta una minaccia per le nostre attività. Le figure di panettieri, pastai, pasticceri e gelatai sono essenziali per garantire l’eccellenza del made in Italy alimentare”.

La concorrenza del settore nei mercati globali – evidenzia Confartigianato – si fonda su un patrimonio esclusivo di qualità certificata. L’Italia vanta 330 prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Unione europea attraverso i marchi DOP, IGP e STG, a cui si aggiungono 530 vini di qualità di rilevanza europea e 5.717 prodotti agroalimentari tradizionali, sintesi delle varie culture gastronomiche del Paese.

Le specialità regionali continuano a suscitare un crescente interesse anche tra i connazionali. Stando al rapporto di Confartigianato, si stima che siano 12,3 milioni gli italiani che scelgono prodotti a chilometro zero, corrispondente al 23,5% della popolazione over 14 anni. Questa preferenza è più pronunciata nel Mezzogiorno rispetto al Centro e al Nord ed è accompagnata da un aumento della consapevolezza verso la sostenibilità: il 14,1% della popolazione è propenso all’acquisto di prodotti biologici.

“Questi dati – rimarca Gaggion – attestano che il sistema agroalimentare italiano, grazie all’eccellenza e alla varietà produttiva delle imprese artigiane, rappresenta un esempio di economia glocal, capace di espandersi nei mercati internazionali senza perdere il legame con i territori e con le tradizioni produttive che rendono il made in Italy ineguagliabile nel mondo”.

Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, mette in evidenza come la questione del lavoro rappresenti oggi una delle principali sfide per il settore: “La crescita del food made in Italy dimostra la solidità delle nostre imprese, ma senza le adeguate competenze è difficile sostenere tale progresso. È necessario potenziare il collegamento tra le scuole e le imprese e investire decisamente nella formazione professionale per valorizzare le professioni dell’artigianato alimentare”.

Ciro Di Pietro

ALTRI POST

Scuola e Social, l’allarme di Alfredo Vassalluzzo

Lo scrittore: “In carcere relazioni più autentiche che in classe” ROMA – Il confine tra reale e digitale si fa sempre più sottile, trasformando le aule...

Investitori istituzionali e imprese puntano su Asia e AI

I risultati di una survey HSBC in vista del summit annuale HSBC Global Investment Summit I dirigenti aziendali e gli investitori istituzionali stanno focalizzando le loro...

Imprenditoria femminile: oltre 1 milione di imprese guidate da donne in Italia

Report Imprenditoria al femminile, realizzato da CRIBIS In Italia, sono circa 1.068.000 le imprese gestite da donne, che corrispondono al 19,4% del totale delle aziende esaminate,...

Napoli, rottamazione quinquies: confronto tra Comune e commercialisti con l’assessore Baretta

Mercoledì 15 aprile alle ore 09,30 a Piazza dei Martiri, 30 (Palazzo Calabritto)  NAPOLI – «Si tratta di un’occasione fondamentale per chiarire gli aspetti applicativi della definizione...
spot_img

POST POPOLARI