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Cnpr forum: “Le sfide dell’accesso al lavoro tra scelte e opportunità”

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Sala (FI): “Giovani e imprese, divario da colmare”

Ghirra (AVS): “Lavoro in crescita, ma resta precario”

Coppo (FdI): “Puntare sulle competenze per affrontare i mercati”

Benzoni (Azione): “Combattere la precarietà è una priorità”

“Esiste oggi un evidente divario tra il sistema della formazione e della scuola e quello del lavoro. Da un lato, i percorsi formativi non sempre rispondono alle reali esigenze del tessuto economico; dall’altro, persistono forti squilibri territoriali, con il fenomeno dei Neet più diffuso nel Mezzogiorno rispetto al Nord.

È necessario che le istituzioni intervengano per costruire un collegamento concreto tra questi ambiti, favorendo un’integrazione reale. Le imprese devono entrare nelle scuole e il mondo dell’istruzione deve aprirsi al confronto con il sistema produttivo, creando un dialogo continuo capace di aggiornare le competenze e facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

In questo contesto, risultano fondamentali misure come la decontribuzione per i contratti stabili destinati ai giovani e un rafforzamento dei servizi di orientamento, per consentire ai ragazzi di valorizzare al meglio le proprie capacità.

È inoltre necessario introdurre un sistema pubblico di certificazione della formazione, così da garantire qualità e trasparenza, evitando distorsioni e permettendo agli operatori di competere correttamente sul mercato”.

Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze a Montecitorio, intervenuto nel corso del Cnpr Forum “Una generazione in attesa: le sfide dell’accesso al lavoro tra scelte e opportunità,” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

“I dati Istat mettono in discussione la narrazione ottimistica del governo Meloni – ha sottolineato Francesca Ghirra (AVS), segretaria della commissione Attività produttive della Camera -, è vero che l’occupazione cresce in termini numerici, ma non sul piano della qualità.

Il mercato del lavoro italiano resta fragile, segnato da salari bassi, diffusione di contratti precari e intermittenti, oltre a criticità legate alla sicurezza.

Questa condizione penalizza in particolare giovani e donne, che continuano a incontrare ostacoli nell’accesso a opportunità stabili e adeguate e spesso dignitose.

Per invertire la rotta è necessario ripartire dalla scuola, restituendole il ruolo di ascensore sociale che in passato garantiva mobilità e prospettive concrete.

Oggi, invece, oltre un milione di ragazzi non studia né frequenta corsi di formazione, sono scoraggiati da un sistema che non offre sbocchi reali e spesso li spinge a cercare opportunità all’estero.

In questo contesto, anche il nuovo Decreto Primo Maggio rischia di rivelarsi insufficiente se non sarà in grado di favorire lavoro stabile, qualificato e realmente inclusivo per le nuove generazioni, sostenendo percorsi duraturi e credibili”.

L’azione del governo è stata rivendicata da Marcello Coppo, parlamentare di Fratelli d’Italia in Commissione Lavoro della Camera: “L’occupazione è in crescita, in particolare tra gli over 50 ma e giovani, segno che le politiche introdotte dal governo stanno producendo risultati concreti.

Per lungo tempo, anche a causa di una visione culturale diffusa, si è ritenuto opportuno mantenere separati il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, creando una distanza che ha inciso negativamente sulle opportunità occupazionali.

Oggi, invece, si sta affermando un approccio diverso, basato sul collegamento tra formazione e sistema produttivo, che rappresenta uno dei fattori alla base del miglioramento registrato.

Questa direzione deve essere rafforzata attraverso politiche attive orientate allo sviluppo delle competenze, per rendere i giovani più preparati e pronti a entrare rapidamente nel mercato del lavoro.

L’obiettivo è favorire non solo l’accesso all’occupazione, ma anche la qualità dei percorsi professionali, garantendo retribuzioni adeguate e maggiore stabilità. I dati confermano che gli impieghi stabili tra le nuove generazioni sono aumentati rispetto agli anni precedenti, indicando che la strada intrapresa è quella corretta e va consolidata con interventi mirati”.

Secondo Fabrizio Benzoni, esponente di Azione in Commissione Attività produttive alla Camera dei deputati, “I dati diffusi dall’Istat non offrono un quadro rassicurante. Dietro l’apparente crescita dell’occupazione si nascondono elementi critici, in particolare l’aumento della precarietà tra i giovani che si affacciano al mercato del lavoro. È proprio su questa fascia che emergono le maggiori difficoltà, con percorsi professionali instabili e spesso poco remunerati.

Per affrontare il problema è necessario intervenire in modo strutturale sul sistema che lega scuola, formazione e impresa, rendendolo più efficace e coerente con le esigenze del mercato. L’obiettivo deve essere quello di favorire l’ingresso in occupazioni stabili, accompagnate da retribuzioni adeguate al costo della vita.

In questa direzione si inserisce la proposta di introdurre la decontribuzione totale per i neoassunti nei primi tre anni, misura ritenuta centrale per incentivare l’occupazione giovanile.

Parallelamente, è importante superare strumenti poco efficaci che precedono l’apprendistato, rafforzando quest’ultimo come primo vero canale di accesso al lavoro. Fondamentale, infine, è ridurre il divario tra formazione e occupazione”.

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bari: “I dati Istat mostrano una crescita dell’occupazione non uniforme: aumenta soprattutto tra gli over 50, mentre i giovani restano più esposti a precarietà e inattività, con oltre un milione di NEET.

È necessario intervenire sulle cause, rafforzando il collegamento tra istruzione, formazione e imprese per rendere il lavoro più accessibile. In un mercato in continua evoluzione, la formazione non può più fermarsi a diploma o laurea, ma deve puntare su aggiornamento continuo e competenze mirate, anche attraverso strumenti flessibili come le micro-certificazioni”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “In Italia persiste un forte mismatch tra le competenze richieste dalle imprese e quelle dei candidati.

In questo contesto, l’apprendistato, soprattutto quello di alta formazione, rappresenta uno strumento efficace perché integra il percorso accademico con l’esperienza diretta in azienda, sostenuto anche da incentivi contributivi per le imprese.

Un ruolo chiave può essere svolto anche dagli istituti tecnologici superiori, che offrono una formazione professionalizzante con docenti provenienti dal mondo del lavoro, ampio spazio agli stage e programmi sviluppati in collaborazione con le aziende, favorendo così un collegamento concreto tra istruzione e occupazione”.

(nella foto da sinistra in senso orario Sala, Ghirra, Benzoni e Coppo)

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