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Clemente (Cnr-Itc): “Il patrimonio culturale protagonista del dialogo tra istituzioni”

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La nuova legge 17 marzo 2026, n. 40 introduce misure finalizzate a rafforzare i principi della sussidiarietà orizzontale promossi dalla Convenzione di Faro

«Il CNR – Istituto per le Tecnologie della Costruzione porta avanti da tempo un impegno costante nella valorizzazione del patrimonio culturale, adottando un approccio transdisciplinare e orientato alla collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca e comunità.

In questa prospettiva, il patrimonio non è solo oggetto di tutela, ma diventa una risorsa viva, capace di generare coesione sociale, innovazione e sviluppo sostenibile.

Un percorso che si consolida e si rafforza anche attraverso iniziative come quella presentata oggi, che rappresentano occasioni fondamentali di confronto, condivisione di esperienze e costruzione di visioni comuni, in linea con i principi della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro) e con le sfide poste dai territori, in particolare dalle aree interne».

Lo ha affermato Massimo Clemente (nella foto in basso), direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio nazionale delle Ricerche a margine del XII Riunione delle Comunità Patrimoniali organizzata dalla Rete Faro Italia, in collaborazione con il CNR – ITC, con il coinvolgimento del Consiglio d’Europa e di Europa Nostra.

Maddalena Sanchietti (Direzione generale Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura) ha evidenziato come «l’attuale momento storico collochi i lavori per l’attuazione dei principi promossi dalla Convenzione di Faro in uno scenario particolarmente favorevole.

Solo pochi giorni fa, infatti, è entrata in vigore la Legge 17 marzo 2026, n. 40, che reca anche disposizioni in materia di valorizzazione sussidiaria dei beni culturali. La norma introduce una serie di misure finalizzate a rafforzare l’implementazione dei principi della sussidiarietà orizzontale e – più specificatamente – dei principi promossi dalla Convenzione di Faro in materia di valorizzazione del patrimonio culturale del Paese.

A ciò si aggiunge che proprio un anno fa il Ministero della Cultura è entrato a far parte dell’Open Government Partnership, un’iniziativa multilaterale cui l’Italia partecipa grazie al coordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Funzione pubblica, con l’obiettivo di promuovere, più in generale, i principi del governo aperto e dell’amministrazione condivisa».

La tavola rotonda “Comunità Patrimoniali e rigenerazione delle aree interne: strumenti, esperienze e politiche alla luce della Convenzione di Faro”, ha messo al centro il ruolo strategico del patrimonio culturale come leva per lo sviluppo sostenibile delle aree interne.

Per Alessandra Ferrighi (Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali) «la tavola rotonda ha messo a confronto politiche, esperienze e strumenti con l’obiettivo di comprendere il ruolo delle comunità patrimoniali nella rigenerazione delle aree interne e le condizioni che ne rendono l’azione efficace e duratura.

Il dialogo tra studiosi ed esperti del settore ha permesso di integrare prospettive diverse, offrendo una lettura articolata e critica delle sfide e delle opportunità in atto».

Nata nel 2019, la Rete Faro Italia riunisce comunità patrimoniali, istituzioni e associazioni con l’obiettivo di creare sinergie per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Ispirata ai principi della Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia nel 2020, la rete promuove una visione del patrimonio — materiale e immateriale — come bene comune, incoraggiando modelli di gestione partecipata in cui le persone sono protagoniste nella trasmissione dei valori culturali alle generazioni future.

«Le aree interne – ha sottolineato Luisella Pavan-Woolfe (Europa Nostra) – sono spesso caratterizzate da una ricchezza di risorse culturali, non grandi attrattori, ma un patrimonio diffuso per lo più di beni culturali “minori”.

Recuperare questi siti, monumenti, spazi comuni significa recuperare identità. Questo va fatto coinvolgendo cittadini e comunità, con l’approccio dal basso che è quello promosso dalla Rete Faro Italia».

L’incontro ha riunito rappresentanti istituzionali, ricercatori ed esponenti di comunità patrimoniali per riflettere sul ruolo attivo dei cittadini nella cura e nella gestione condivisa del patrimonio culturale.

È stato ribadito come la Convenzione di Faro rappresenti ancora oggi uno strumento centrale per promuovere modelli di governance inclusivi, basati sul dialogo tra comunità, enti locali e mondo della ricerca.

«Le comunità patrimoniali – ha evidenziato Eleonora Giovene di Girasole, primo Ricercatore Cnr Itc e Rete Faro Italia – rappresentano oggi un elemento chiave nei processi di rigenerazione delle aree interne: non solo custodiscono il patrimonio, ma lo reinterpretano e lo attivano come risorsa viva, capace di generare coesione, partecipazione e nuove prospettive di sviluppo.

In questo quadro, la Rete Faro Italia svolge un ruolo fondamentale come spazio di connessione e apprendimento reciproco, capace di rafforzare le esperienze locali e accompagnare la traduzione concreta dei principi della Convenzione di Faro nei territori».

Gli interventi di Flavia Barca, Sabrina Lucatelli, Adelina Picone, Federica Armiraglio, Filippo Tantillo, Ilaria Trizio e Maria Francesca Guida hanno offerto un quadro articolato di politiche, strumenti e casi studio, contribuendo a delineare sfide e opportunità per l’attuazione della Convenzione di Faro nei territori interni. Le conclusioni sono state affidate ad Alessandro Crociata.

Nel corso dell’incontro è emerso con forza come, nei territori segnati da spopolamento e fragilità socio-economiche, il protagonismo delle comunità rappresenti un elemento chiave per attivare processi di rigenerazione duraturi. Le esperienze presentate hanno evidenziato l’efficacia di approcci partecipativi, pratiche di co-progettazione e modelli innovativi di governance territoriale.

L’evento ha confermato il valore della Rete Faro Italia come spazio di dialogo e collaborazione, capace di promuovere una visione condivisa del patrimonio culturale come bene comune e di sostenere pratiche innovative orientate alla resilienza e al futuro delle aree interne.

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