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Case popolari solo per chi è da 5 anni in Liguria, la Consulta dice ‘no’

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GENOVA – La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il requisito minimo dei cinque anni di residenza o attività lavorativa nel territorio comunale per il cittadino che richieda un alloggio di edilizia popolare in Liguria. La decisione è stata presa dalla Consulta lo scorso 22 febbraio, ma è stata depositata soltanto ieri. La norma era stata introdotta nel 2017 dalla prima giunta Toti, suscitando non poche polemiche. La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata il 6 giugno 2022 dal Tribunale di Genova, in seguito a un ricorso avanzato da un cittadino straniero, titolare di un permesso di soggiorno per protezione internazionale in qualità di rifugiato politico, rimasto escluso dalle graduatorie per gli alloggi pubblici del Comune di Genova.

La Consulta accoglie, dunque, i dubbi sollevati dal Tribunale del capoluogo ligure riguardo “una irragionevole disparità di trattamento tra italiani e stranieri”, considerando anche che gli Stati membri dell’Unione europea devono provvedere “affinché i beneficiari di protezione internazionale ricevano, nello Stato membro che ha concesso tale protezione, adeguata assistenza sociale, alla stregua dei cittadini dello Stato membro in questione”. I giudici costituzionali, inoltre, ricordano che questa norma “risulta del tutto simile a una disposizione legislativa della Regione Lombardia, dichiarata costituzionalmente illegittima da questa Corte con la sentenza numero 44 del 2020”.

LA REGIONE: ‘CI ADEGUIAMO, MA CRITERIO RESIDENZA RESTA’

“Le sentenze vanno rispettate, ci adegueremo a quanto deciso dalla Corte costituzionale. Resta la soddisfazione che sia stato compreso dai giudici il nostro obiettivo di tutelare il criterio della residenza in Liguria, senza discriminare tra italiani o stranieri, che non è stato fatto decadere tout court”. E’ il commento alla sentenza rilasciato all’agenzia Dire dall’assessore alle Politiche della casa della Regione Liguria, Marco Scajola. “Mi fa piacere che sia stato compreso il principio che ci aveva guidato e che, invece, era stato strumentalizzato da molti”, sostiene Scajola.

L’assessore aggiunge che, nei prossimi giorni, incontrerà “gli uffici tecnici e l’Anci per fare il punto della situazione. Sapendo di questa situazione, avevamo già mandato una nota ai Comuni segnalando questa problematica per non creare disagi sul territorio”, e ribadisce che “i cinque anni non volevano assolutamente essere un criterio discriminatorio, mi offende se qualcuno può pensarlo, ma semplicemente la volontà politica, che ribadisco, di dare l’opportunità di avere un alloggio popolare in primis a chi ha bisogno ed è residente nella sua terra”.
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