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Biennale, “Con te con tutto”: Chiara Camoni nel Padiglione Italia

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Curato da Cecilia Canziani, un bosco di ceramiche e un giardino

Roma, 11 mar. (askanews) – Un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione. Si presenta così “Con te con tutto” di Chiara Camoni, che dal 9 maggio al 22 novembre animerà gli spazi del Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte, presentato a Roma dalla curatrice Cecilia Canziani alla presenza del Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e del Direttore Generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura Angelo Piero Cappello. “Con te con tutto” si compone di opere realizzate appositamente per la mostra e lavori esistenti, secondo una pratica combinatoria, di riutilizzo e risemantizzazione. Quest’opera complessa si svilupperà nei due spazi interni al Padiglione e nel giardino. La curatrice ha spiegato che ad accogliere il visitatore nella prima tesa ci sarà un silenzioso bosco di figure, con oltre venti statue in ceramica. “Da un lato un primo incontro con le opere che è un incontro con la scultura di figura. – ha illustrato Canziani – Una seconda sala invece dove l’istallazione è pensata proprio come un ambiente, quindi un luogo dove immaginiamo percorrenza, dove immaginiamo di posare lo sguardo. Il giardino è l’orizzonte, che ci riporta al nostro mondo: il tempo, le stagioni, il vento, le cose che cambiano, per fortuna”.Nell’opera di Chiara Camoni risuonerà la dimensione corale e la condivisione, anche con altri artisti coinvolti nei “Dialoghi”. E centrale come sempre nel suo lavoro sarà l’attitudine femminile. “Credo che ci sia un modo molto particolare di dare forma alle cose, di stare nello spazio, di stare insieme. – ha spiegato l’artista – E questa è una consapevolezza che può avere anche una grandissima carica di trasformazione e di trasformazione del mondo. Siamo state escluse per secoli dalla storia ufficiale, abbiamo imparato a lavorare nei margini e a muoverci su altri piani e adesso, mi verrebbe da dire, quella competenza ce la troviamo come una risorsa”.

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