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Artigiani: “Serve strategia economica flessibile, coraggiosa, a misura Pmi”

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Confartigianato, CNA e Casartigiani in audizione sul Documento di finanza pubblica 2025

Una strategia economica dinamica, in grado di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti delle condizioni globali, dovrebbe focalizzarsi sulla valorizzazione delle micro e piccole imprese. Questa è la richiesta espressa dai rappresentanti di Confartigianato, CNA e Casartigiani, che sono intervenuti in audizione presso le Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato riguardo al Documento di finanza pubblica 2025.

“I nostri settori produttivi sono costituiti per oltre il 90% da micro e piccole realtà – hanno affermato i portavoce delle Confederazioni -. È tempo di dare vita a politiche specifiche, piuttosto che modificare quelle per le grandi imprese affinché si adattino ai bisogni delle più piccole. Solo in questo modo potremo garantire coesione sociale, sviluppo sostenibile e occupazione”.

Le Confederazioni hanno rivolto un chiaro invito al Governo: “La mera attenzione ai conti non è sufficiente, sono necessari interventi specifici e audaci per difendere il Made in Italy, sostenere le esportazioni, promuovere gli investimenti e rafforzare l’insieme produttivo composto dalle piccole imprese che sostiene l’economia italiana”.

Nello specifico, le raccomandazioni si concentrano su alcune direttrici strategiche, tra cui l’adozione di una politica fiscale espansiva e contracicliti, per rivitalizzare la domanda interna e i settori in difficoltà, quali la manifattura e l’automotive, e la protezione del Made in Italy dalle nuove politiche protezionistiche statunitensi, tramite iniziative coordinate a livello europeo e campagne promozionali sui mercati globali.

Le associazioni dell’artigianato evidenziano anche l’importanza di un utilizzo completo del Piano Transizione 5.0, ancora sottoutilizzato, per stimolare l’innovazione, la digitalizzazione e la sostenibilità ambientale, oltre alla necessità di accelerare l’attuazione del PNRR.

Tra le azioni da intraprendere, le associazioni artigiane segnalano la necessità di affrontare l’aumento dei costi energetici, che continua a gravare in modo eccessivo sulle piccole e medie imprese, richiedendo una rivalutazione degli oneri di sistema e strumenti validi per la stabilizzazione delle spese.

Le organizzazioni degli artigiani chiedono anche maggiore flessibilità a livello europeo, proponendo di estendere la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità per includere anche le misure anticicliche.

Confartigianato, CNA e Casartigiani sottolineano, inoltre, la necessità di implementare riforme strutturali che permettano alle imprese del settore di operare in un ambiente più favorevole alla competitività. Quindi fisco più equo, l’accessibilità al credito, un potenziamento dei Confidi e la riduzione dei vincoli imposti dalle banche. Ma anche la semplificazione nella gestione amministrativa, la digitalizzazione della PA e il funzionamento completo del fascicolo elettronico d’impresa entro il 2026.

È ugualmente cruciale sviluppare competenze, prevedendo la decontribuzione per l’apprendistato artigiano, l’incentivazione del tutoraggio e il rafforzamento di politiche attive per superare il divario tra domanda e offerta di lavoro.

Le Confederazioni richiedono un dialogo costante e strutturato con le Istituzioni, affinché le decisioni economiche siano in linea con le attese del tessuto produttivo locale. Questa è una sfida che, supportata dal PNRR e con un ruolo più attivo dell’Italia in Europa, può rappresentare una concreta opportunità di ripresa per il Paese.

Ciro Di Pietro

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